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Recensione


 

La Signora Italia

 

L’Italia è donna. E non lo dico per tirare acqua al mio mulino. Fin da piccola, più che allo stivale ( pur sempre con il tacco) ho abbinato questo nome ad una donna sulla cinquantina, la tipica donna degli anni sessanta con la gonna stretta in vita e lunga sotto il ginocchio. Nel mio immaginario la signora Italia porta bene i suoi anni, con il suo seno prosperoso e i suoi fianchi larghi. Fianchi da mamma perché la signora Italia è prima di tutto mamma, di quelle mamme per cui “l’importante è la salute”, di quelle che ti dicono copriti uscendo. E non è un consiglio ma un ordine. La signora Italia conosce i dispiaceri, ma non da mai a vedere i suoi sentimenti, che i panni sporchi si lavano a casa.

La signora Italia si siede per ultima a tavola, solo dopo aver servito tutti e mangia velocemente che è già ora di sparecchiare. La signora Italia conosce gli uomini, sa come sono fatti, sa che se corrono dietro alle gonne di giovani fanciulle non lo fanno con cattiveria, perciò è sempre meglio chiudere un occhio e girarsi dall’altra parte. Sono fatti così.
La signora Italia è una donna forte, ha fatto la guerra, le guerre. Sa cosa significano la fame, gli stenti, le bombe, i figli morti per un’ideale. Non ne dimentica uno nelle sue preghiere, prima di andare a dormire. Perché la signora Italia non è affatto laica come può sembrare. E ci tiene a ribadirlo.

 

La signora Italia sa essere generosa senza tante parole. Accoglie e aiuta, perché la fame e la disperazione non hanno lingua. Sa che il mare che la circonda è, come gli uomini che conosce, capriccioso e inaffidabile.
La signora Italia non ha studiato, perché le hanno insegnato che nella vita serve altro, perciò poco importa se i nostri beni culturali vanno a pezzi. L’unico patrimonio che lei conosce è quel misero stipendio che le permette di arrivare fine mese a stento, altro che patrimonio culturale.
La signora Italia non sa di essere bella. O forse lo sa ma è presa da altro. A volte da uno sguardo distratto ai suoi borghi, ai suoi monumenti. Ma poi tanta bellezza le fa male e preferisce non pensare.

 

Ultimamente però la signora Italia è stanca. A volte, quando tutti sono a letto, la casa è in ordine e i piatti sono lavati, a volte si sente sola. Spesso le capita di alzarsi senza fare rumore e di rimanere seduta sul bordo del letto a guardarsi allo specchio, in penombra. Forse si sente vecchia. Forse gli anni l’hanno tradita. Ecco come si sente a volte la signora Italia. Tradita. E non sono solo le scappatelle degli uomini che sono riuscite ad arrivare alla sua Camera.
A volte pensa alla sua gioventù. A quanti l’hanno corteggiata e sono morti per lei. A quando “O si fa l’Italia, o si muore”. Pensa a tutta quella passione, a quell’ardore. A quanto era bella la sua Costituzione, il giorno in cui la vide per la prima volta. Pensa la signora Italia. E si commuove perché la Bellezza le appartiene ma non sa più come dirlo.
Ma è un momento, poi tutto passa. Si pulisce il viso e torna a dormire. Domani c’è tanto da fare, e forse si può fare meglio. I figli della signora Italia hanno bisogno di lei. Ma anche la signora Italia a volte ha bisogno di loro.

 

Auguri Signora Italia.

 

 

 

Sara Moretti

 

Mi chiamo Sara Moretti e sono laureata in Lingue e cultura per l´impresa presso la facoltá di Lingue e Letterature straniere dell´Università di Urbino “Carlo Bo”. Al momento sono Praktikantin presso la Facoltà di Romanistica dell´Università di Augsburg.

Il presente articolo, pubblicato sul sito http://www.radiopereira.it/2011/03/la-signora-italia.html in occasione dei festeggiamenti per i 150 anni dell´unità d´Italia, è un omaggio sentito al mio paese e, in particolare, alle sue donne.